Como, il ds Carlalberto Ludi: “Pochi italiani in squadra? Ci sono motivi finanziari, regolamentari e tecnici”

Il direttore del Como, Carlalberto Ludi, racconta a Radio Kiss Kiss Napoli la filosofia del club, il ruolo di Fabregas e la scelta di puntare su giocatori stranieri. Un viaggio nel progetto che sta rivoluzionando il calcio italiano.

Il Ds del Como, Carlalberto Ludi, è stato ospite di Radio Kiss Kiss Napoli per parlare del momento della squadra, del progetto tecnico e delle scelte che stanno caratterizzando il club. Insieme a Valter De Maggio e a Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello Sport, Ludi ha spiegato le ragioni dietro le strategie del Como, soffermandosi sul ruolo di Cesc Fabregas e sulla presenza di pochi calciatori italiani in rosa.

Como-Napoli: un pareggio che vale tanto

A Radio Goal Ludi ha commentato il recente pareggio tra Como e Napoli, definendolo un risultato giusto. “È stata una grande gara da parte del Como contro una grandissima squadra come il Napoli. Le partite di un certo livello sono così: una prova a essere dominante, ma anche l’altra squadra ha le competenze tattiche e tecniche per determinare il risultato”, ha dichiarato Ludi. Il direttore ha sottolineato come la squadra abbia cercato fino alla fine di regalare una gioia ai tifosi, trovando però una solida resistenza da parte degli avversari. Ludi ha espresso orgoglio per la qualità del calcio espresso dal Como, sottolineando che la squadra è ormai in grado di competere ad alti livelli e di entusiasmare il pubblico con il proprio stile di gioco.

Il ruolo di Fabregas e la filosofia del Como

Uno dei temi centrali dell’intervista è stato il ruolo di Cesc Fabregas, allenatore del Como. Ludi ha spiegato che l’energia, l’intensità e la volontà della squadra sono merito soprattutto di Fabregas: “È lui che entra nelle corde emotive della squadra, esige determinate performance dal punto di vista fisico e riesce a incidere anche sotto questo aspetto”. Ludi ha raccontato di avere un rapporto molto stretto e onesto con Fabregas, e di non aver mai avuto dubbi sulla sua permanenza, nonostante le voci di interesse da parte di altri club. “La restituzione del mister è sempre stata di grande valore nei nostri confronti e di entusiasmo rispetto a un progetto che voleva crescere”, ha aggiunto. Secondo Ludi, Fabregas è un predestinato, capace di adattare i suoi principi di gioco alle risorse a disposizione. Il direttore ha anche sottolineato l’importanza dell’allineamento tecnico tra allenatore e direttore sportivo, considerandolo un elemento centrale per il successo di un club moderno.

Perché pochi italiani? La strategia del Como

Un altro argomento affrontato è stato quello della scarsa presenza di calciatori italiani nella rosa del Como. Ludi ha spiegato che la scelta è frutto di tre motivazioni principali: “Abbiamo approcciato anche il mercato degli italiani, ma ci sono motivi finanziari, regolamentari e tecnici. All’estero, i ragazzi di una certa età hanno già esperienza tra i professionisti, mentre in Italia sono ancora in primavera. Inoltre, i giovani stranieri, soprattutto spagnoli, sono già abituati a una metodologia simile a quella di Fabregas e si integrano più facilmente”. Ludi ha però assicurato che il club sta investendo molto sul settore giovanile, con l’obiettivo di formare in casa i futuri talenti italiani: “Sono sicuro che tra quattro anni avremo italiani creati nel nostro settore giovanile in prima squadra”. Il direttore ha ribadito che il progetto Como punta a una crescita sostenibile e a lungo termine, basata su una visione chiara e condivisa tra tutte le componenti del club.

ti potrebbe interessare

 Ultimissime    | Calcio, Sport