Il messaggio di De Laurentiis è chiaro: prima bisogna risolvere il caos FIGC e definire la guida federale, poi eventualmente si potrà capire se Conte sarà davvero un nome spendibile per la Nazionale.
Ma il dribbling di oggi, con quella frase rapidissima (“ho già espresso il mio pensiero…”), suona anche come un segnale: ADL non ha alcuna intenzione di alimentare dubbi o voci sul futuro del suo allenatore, soprattutto in un momento delicato della stagione e del progetto Napoli.
Aurelio De Laurentiis torna a far sentire la sua voce e lo fa nel modo più diretto possibile. All’ingresso dell’Assemblea di Lega, il presidente del Napoli si è intrattenuto con i giornalisti per affrontare uno dei temi più delicati del momento: il futuro della FIGC e la necessità di individuare una figura forte per guidare il calcio italiano dopo settimane di caos e polemiche.
Il patron azzurro non ha usato mezzi termini e ha indicato chiaramente quello che, secondo lui, dovrebbe essere il nome giusto per ricoprire la carica di presidente federale: Giovanni Malagò.
De Laurentiis ha raccontato un retroscena significativo, spiegando di aver contattato personalmente Malagò mentre era in procinto di partire per Los Angeles:
“Stavo partendo per Los Angeles, ho chiamato Malagò e gli ho detto che doveva prendere in mano la situazione del calcio italiano.”
Parole che suonano come un vero e proprio endorsement, quasi un invito formale a scendere in campo per guidare la Federazione. Secondo De Laurentiis, infatti, Malagò rappresenterebbe un profilo completo, in grado di mettere insieme competenza sportiva e capacità manageriali:
“Gli ho detto: sei un imprenditore, sei stato al Coni, hai cercato il circolo più importante d’Europa, nessuno meglio te che sei anche un grande sportivo.”
E come spesso accade con ADL, non è mancata una battuta dal sapore ironico, utile a stemperare ma anche a sottolineare quanto lo consideri un candidato di spessore:
“Unico difetto è che sei innamorato della Roma, sopporteremo anche questo.”
Il presidente del Napoli ha poi allargato il discorso, entrando nel merito delle dinamiche che, a suo avviso, hanno frenato lo sviluppo del calcio italiano negli ultimi anni. Il suo è stato un attacco deciso verso chi, secondo lui, occupa ruoli istituzionali senza una reale visione:
“La verità è che siamo stanchi di persone che interpretano ruoli istituzionali per avere un proprio prestigio, questo non va bene.”
Un concetto che De Laurentiis ha ribadito più volte: le istituzioni sportive dovrebbero essere guidate da chi sa costruire, gestire, lavorare, e non da chi punta solo a rafforzare la propria immagine.
ADL ha insistito sul fatto che serva una guida competente, capace di affrontare problemi strutturali e non di limitarsi alla gestione ordinaria:
“Nella vita la cosa più importante è lavorare, ma per farlo bene bisogna sapere.”
Ed è qui che, ancora una volta, torna a puntare su Malagò:
“Nessuno meglio di lui, Malagò, può aggiustare una cosa che non funziona.”
Parole pesanti, che descrivono un calcio italiano considerato da De Laurentiis ormai logoro, bisognoso di un intervento profondo.
Nel suo intervento non è mancata anche una valutazione su Giancarlo Abete, nome spesso tirato in ballo nel dibattito federale. De Laurentiis lo ha definito con rispetto, ma ha chiarito la sua posizione in maniera netta:
“Si dice di una battaglia con Abete, lui è un bravissimo signore ma non è una persona adatta a fare questo lavoro.”
Il presidente del Napoli ha ammesso che queste parole potrebbero non essere gradite:
“Magari lui si risentirà di queste mie affermazioni.”
Ma ha rivendicato il diritto di dire apertamente ciò che pensa, criticando una certa mentalità italiana poco incline al confronto diretto:
“Siamo abituati a dire il nostro pensiero, anche se in Italia non siamo abituati e di questo me ne vergogno a volte quando sono all’estero.”
La frase chiave, quella che racchiude tutto il suo pensiero, è arrivata poco dopo:
“Il calcio va rifondato.”
Un concetto che De Laurentiis porta avanti da anni e che oggi rilancia con forza, quasi come un manifesto programmatico. E per dare ancora più peso alla sua posizione, ha ricordato di essere stato spesso isolato proprio perché critico verso il sistema:
“Sono arrivato dal cinema, ma dal 2004 ho sempre rotto le scatole a tutti, ho detto che era tutto vecchio, ma nessuno ascolta perché sono attaccati col culo alla poltrona.”
Parole durissime, che descrivono una fotografia impietosa delle istituzioni calcistiche: un ambiente che, secondo ADL, resiste al cambiamento perché troppo legato al potere e alla continuità.
De Laurentiis ha poi confermato che ci sarà un confronto diretto con Malagò:
“Avremo questo incontro con Malagò e vedremo come fare.”
Un passaggio che lascia intendere come il patron azzurro voglia essere parte attiva di un possibile percorso di rinnovamento, spingendo verso una soluzione considerata più moderna e più credibile rispetto ai nomi tradizionali.
Ma all’uscita dalla Lega, oltre alla questione FIGC, inevitabilmente è arrivata anche la domanda sul futuro di Antonio Conte, nome che continua a essere accostato alla panchina della Nazionale.
La domanda è stata provocatoria e diretta:
“Menomale che siete amici lei e Malagò, così non le chiede Conte come Ct…”
Un assist perfetto per creare un caso mediatico. Ma De Laurentiis, invece di aprire uno scenario o alimentare interpretazioni, ha scelto una strada precisa: dribblare, chiudere, non concedere nulla.
La risposta è stata secca, brevissima, quasi studiata:
“Ho già espresso il mio pensiero da Los Angeles su questo…”
Poche parole, ma dal significato chiarissimo: nessuna volontà di entrare nel dettaglio, nessuna intenzione di commentare ulteriormente, soprattutto in un momento in cui ogni frase potrebbe trasformarsi in un titolo o in un caso nazionale.
Un dribbling perfetto, da presidente navigato, capace di evitare qualsiasi trappola comunicativa.
Il riferimento di De Laurentiis è alle dichiarazioni rilasciate da Los Angeles in un’intervista a The Athletic, dove aveva spiegato perché, secondo lui, Conte non avrebbe alcun motivo per lasciare il Napoli in questo momento.
In particolare, ADL aveva sottolineato il rapporto tra l’allenatore e la squadra:
“La squadra è una creazione di Conte. Ucciderebbe la sua creatura abbandonandola proprio all’ultimo minuto?”
Ma il passaggio più importante è quello legato alla situazione federale: secondo De Laurentiis, finché non sarà chiarita la guida della FIGC, ogni discorso su Conte CT resta teorico.
“Punto primo, non abbiamo, ad oggi, un capo della federazione. Quindi nessuno può decidere di chiederglielo.”
E infine il riferimento alle elezioni previste a metà giugno:
“Dobbiamo aspettare le nuove elezioni federali, a metà giugno.”
Il tutto chiuso da un riconoscimento importante verso l’allenatore:
“Antonio Conte è un uomo molto serio.”
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