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Dario Canovi interviene su Radio Kiss Kiss Napoli sulle recenti accuse di De Laurentiis riguardo presunte pratiche illegali nelle convocazioni in Nazionale e riflette sul ruolo degli agenti e sul futuro di Thiago Motta.
L’ex commissario straordinario della FIGC, Roberto Fabbricini, è intervenuto ai microfoni di Radio Kiss Kiss Napoli per commentare la possibile candidatura di Giovanni Malagò alla guida della Federazione Italiana Giuoco Calcio. Fabbricini ha espresso il suo punto di vista sulla situazione attuale del calcio italiano, sottolineando la necessità di riforme profonde e di una nuova visione per il futuro del movimento.
Durante l’intervista, Roberto Fabbricini ha commentato la notizia secondo cui la Lega Serie A avrebbe individuato in Giovanni Malagò il candidato ideale per la presidenza della FIGC. Fabbricini ha precisato che, a suo avviso, non si tratta ancora di una candidatura formalizzata, ma di un’indicazione emersa da una riunione delle società di Serie A, con 18 voti favorevoli su 20. L’ex commissario ha dichiarato: “Io credo che il problema più grosso per il calcio, prima di parlare di Giovanni Malagò, sia quello di un problema strutturale. Qualunque candidatura va vista con buon occhio, ma soprattutto va valutata in base ai programmi che i candidati presenteranno”.
Fabbricini ha poi elogiato Malagò, ricordando i suoi successi al CONI e nella gestione della Fondazione Milano Cortina per i Giochi Olimpici e Paralimpici del 2026. “Giovanni è sempre stato positivo nelle sue azioni. È un personaggio pragmatico, capace di ascoltare e di attuare programmi anche ambiziosi. Conosce molto bene il mondo dello sport e anche quello del calcio”, ha aggiunto. Secondo Fabbricini, una candidatura come quella di Malagò potrebbe portare una ventata di novità, pur senza escludere altri possibili candidati utili alla causa.
Fabbricini ha affrontato il tema dei problemi strutturali che affliggono la FIGC e il calcio italiano. Ha sottolineato come il movimento sia reduce da anni difficili, con risultati deludenti sia a livello di club che di nazionale. “Non riusciamo più a esprimere un calcio all’altezza come prodotto esportabile. Non siamo appetibili all’estero e fatichiamo a far crescere i nostri giovani talenti”, ha spiegato.
Secondo Fabbricini, la federazione soffre di una struttura più simile a una confederazione, dove ogni componente cura i propri interessi senza una visione d’insieme. Ha anche evidenziato la necessità di rivedere la ripartizione della forza elettorale, dando maggiore peso alla Serie A, vero motore del movimento calcistico nazionale. Fabbricini ha suggerito che la Serie A dovrebbe imporsi un numero minimo di calciatori italiani in campo e in panchina ogni domenica, come primo passo per rilanciare il settore. “Mi sono divertito a vedere quante squadre avessero otto italiani tra campo e panchina: praticamente nessuna. Questo è un limite”, ha affermato.
Un altro tema centrale dell’intervista è stato quello della formazione dei giovani e degli allenatori. Fabbricini ha ricordato di aver introdotto, durante il suo mandato, l’obbligo di avere un tecnico diplomato dalla federazione su tutte le panchine, anche nei settori giovanili, ad eccezione della terza categoria. “Non affidare ai ‘praticoni’ della domenica i giovani è fondamentale. Un tecnico preparato sa dove condurre i ragazzi e come farli crescere”, ha sottolineato.
Riguardo al progetto di riforma proposto da Roberto Baggio, Fabbricini ha ammesso di non averlo letto, ma ha ribadito l’importanza di puntare sulla formazione di base, prendendo esempio da quanto fatto in Germania e Francia. Ha raccontato un episodio osservato su un campo di calcio giovanile, dove il tatticismo precoce rischia di soffocare il divertimento e la crescita dei bambini. “Un bambino deve giocare. Se non facciamo questo tipo di partita, siamo alla fine della fine”, ha commentato.
Infine, Fabbricini ha invitato a valutare i candidati alla presidenza della FIGC non solo per il loro passato, ma soprattutto per i programmi che intendono portare avanti esprimendo anche qualche perplessità sulla richiesta di commissariamento avanzata da alcune società, ipotizzando che possa essere legata a strategie politiche interne.
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