Aldo Cazzullo: “Ecco perché non mi piace la canzone di Sal Da Vinci”

Aldo Cazzullo ospite a Radio Goal su Radio Kiss Kiss Nspoli discute la vittoria di Sal Da Vinci a Sanremo, tra critiche, amore per Napoli e riflessioni sulla musica napoletana.

La recente vittoria di Sal Da Vinci al Festival di Sanremo ha acceso un acceso dibattito tra pubblico e critica. A Radio Goal, su Radio Kiss Kiss Napoli, Aldo Cazzullo del Corriere della Sera ha espresso la sua opinione sulla canzone vincitrice, suscitando reazioni e riflessioni sulla musica napoletana e sul ruolo della città nella cultura italiana.

Aldo Cazzullo e la critica a “Per sempre sì”: tra ironia e chiarimenti

Durante la trasmissione, Aldo Cazzullo ha letto un passaggio del suo editoriale pubblicato sul Corriere della Sera, in cui definiva la canzone vincitrice di Sal Da Vinci, “Per sempre sì”, come “forse la canzone più brutta che abbia mai vinto un festival di Sanremo”. Cazzullo ha aggiunto che il brano potrebbe essere la colonna sonora di un matrimonio della camorra o una canzone di Checco Zalone, sottolineando però che si trattava di battute. Il giornalista ha voluto chiarire il senso delle sue parole, spiegando: “Io adoro Napoli e adoro in particolare la musica napoletana. […] Ma proprio per questo non mi piace Sal Da Vinci”. Cazzullo ha ribadito il suo rispetto per la tradizione musicale partenopea, citando artisti come Pino Daniele, Tullio De Piscopo, Janes Senese, la Nuova Compagnia di Canto Popolare, Tony Esposito, Eugenio ed Edoardo Bennato ma ha sottolineato come la musica di Sal Da Vinci rappresenti, a suo avviso, una Napoli “oleografica”, più vicina all’immaginario dei detrattori della città che a chi la ama davvero.

Il ruolo della musica napoletana e il confronto con la tradizione

Nel corso della discussione con Valter De Maggio, Cazzullo ha spiegato la sua posizione sulla musica napoletana, distinguendo tra la grande tradizione rappresentata da artisti storici e il fenomeno popolare incarnato da Sal Da Vinci. “Sal Da Vinci rappresenta la Napoli come la pensano e la vorrebbero i detrattori di Napoli, quelli che non amano Napoli. Siccome io l’amo, non mi piace Sal Da Vinci”, ha affermato. Il giornalista ha ricordato come canzoni come “Nel blu dipinto di blu” (Volare) abbiano saputo esprimere lo spirito del tempo e abbiano avuto un respiro universale, mentre “Per sempre sì” gli appare “banale, scontata, retorica”. Cazzullo ha anche sottolineato che la sua critica non è rivolta alla persona di Sal Da Vinci, riconoscendo la sua storia e il suo percorso artistico, ma piuttosto a una certa idea di Napoli che non rispecchia la ricchezza e la profondità della cultura partenopea.

Napoli tra stereotipi e orgoglio culturale: la città al centro del dibattito

Il dibattito si è poi allargato al ruolo di Napoli nella cultura italiana e internazionale. Cazzullo ha evidenziato come spesso la città venga etichettata in modo riduttivo, ricordando che quando vince un artista napoletano si sottolinea sempre la sua provenienza, mentre ciò non accade per altri cantanti di diverse città. “Napoli è la vera capitale della cultura italiana. All’estero pensano l’Italia come un’immensa Napoli: il mare, il sole, la pizza, il mandolino, Pulcinella”, ha detto, aggiungendo però che preferisce pensare a Napoli attraverso il cinema di Totò, il teatro di Eduardo e la musica di Pino Daniele. Il giornalista ha anche ricordato l’importanza di scrittori come Maurizio De Giovanni ed Elena Ferrante, che portano la cultura napoletana nel mondo, ribadendo che la sua critica a Sal Da Vinci nasce proprio dall’amore per una Napoli meno stereotipata e più universale.

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