Nonostante numeri eccellenti in Europa e il primato in Premier League, sull’Arsenal si abbatte una critica tanto dura quanto inattesa. A lanciarla è stato Paul Scholes, che ha messo in discussione il reale valore dei Gunners pur riconoscendone i risultati stagionali.
La squadra di Mikel Arteta ha chiuso la fase a girone unico della Champions League con un percorso perfetto, otto vittorie su otto, e guida la Premier League con quattro punti di vantaggio sul Manchester City di Pep Guardiola. Un cammino che, sulla carta, certifica solidità e continuità ad altissimo livello.
Eppure, le ultime uscite in campionato hanno acceso qualche campanello d’allarme. Gli 0-0 contro Liverpool e Nottingham Forest, seguiti dalla sconfitta interna per 2-3 contro il Manchester United, hanno alimentato dubbi soprattutto sul piano offensivo. Il rendimento sotto porta degli attaccanti non è stato all’altezza delle aspettative e resta uno dei temi più discussi della stagione londinese.
A rendere il dibattito ancora più acceso ci ha pensato Paul Scholes. L’ex centrocampista del Manchester United, intervenuto come opinionista, si è mostrato estremamente critico nei confronti dell’Arsenal, arrivando a sostenere che, qualora dovesse vincere la Premier League, potrebbe essere ricordato come una delle squadre meno convincenti di sempre tra quelle capaci di alzare il trofeo.
Secondo Scholes, l’inizio di stagione dei Gunners sarebbe stato fortemente condizionato dall’efficacia sulle palle inattive, più che da un reale dominio nel gioco. Un aspetto che, a suo avviso, ridimensiona la percezione della squadra di Arteta.
Nel suo giudizio, Scholes ha puntato il dito anche sul reparto offensivo, sottolineando come sarebbe difficile inserire più di un giocatore dell’Arsenal in un ipotetico “Team of the Season” della Premier. L’unico nome davvero spendibile, secondo lui, resterebbe quello di Bukayo Saka, pur senza considerarlo protagonista di una stagione davvero brillante.
Critiche pesanti, che arrivano in un momento delicato della stagione. L’Arsenal resta in testa e imbattuto in Europa, ma il giudizio degli ex e degli osservatori più severi dimostra come, ad altissimo livello, vincere spesso non basta: conta anche il modo in cui lo si fa.
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