È un viaggio tra passato, presente e futuro quello che Gianfranco Zola compie in una lunga intervista rilasciata al Corriere dello Sport, in vista della sfida europea tra Napoli e Chelsea. Un doppio filo che lega due club simbolo della sua carriera e che oggi si intreccia con l’analisi del momento azzurro e del lavoro di Antonio Conte.
Napoli-Chelsea è una partita che Zola sente profondamente sua. Dall’azzurro del San Paolo a quello di Stamford Bridge, il percorso dell’ex fantasista è stato segnato da tappe decisive. A Napoli è stato l’erede designato di Diego Armando Maradona, tanto da guadagnarsi il soprannome di Marazola; a Londra è diventato Magic Box, leggenda dei Blues e punto di riferimento della Premier League.
«Mi dispiace solo di non poter andare allo stadio», confessa, sottolineando il legame emotivo con una sfida che riaccende ricordi e identità.
Alla domanda su quale versione di sé senta più vicina, Zola non sceglie. «Sono molto legato a entrambi: il primo mi ha permesso di farmi conoscere e apprezzare, di guadagnare la fiducia della gente per un po’ e dunque di avere margini all’inizio di una carriera a certi livelli. Il secondo è stato il frutto della mia personalità, della tenacia e anche delle mie capacità. Ho lavorato tanto e sono stato fortunato, ho avuto grandi allenatori e ottimi compagni».
Napoli come iniziazione, Chelsea come consacrazione. «Napoli è stata l’iniziazione, il Chelsea è stato il coronamento del buon lavoro buono fatto in azzurro e al Parma».
Guardando al match europeo, Zola individua chiaramente chi ha più da perdere. «È chiaro che il Napoli si gioca molto di più: se non dovesse vincere andrebbe fuori, e tra l’altro non dipende soltanto dal suo risultato. Il Chelsea, male che vada, farà gli spareggi».
Nonostante le difficoltà, però, l’ex numero 10 azzurro vede segnali importanti nel gruppo guidato da Conte. «Può perdere, però la gioca fino in fondo. È segno di coraggio, è personalità. È l’identificazione totale con il carattere del suo allenatore: non si arrende mai come Conte».
Secondo Zola, la salvezza europea del Napoli passa prima di tutto dalla squadra. «Sono partite che non vinci individualmente ma con il collettivo, da squadra vera», anche se individua in McTominay l’uomo capace di dare lo strappo decisivo. E su Lukaku aggiunge: «Se fosse pronto, anche Romelu potrebbe essere decisivo».
Tra i giovani, promuove Vergara dopo la prestazione contro la Juventus: «Ottima impressione, bella gamba, bella personalità. Domani servirà qualcuno che voglia essere protagonista».
Zola non nega il divario economico tra Inghilterra e Italia. «Il divario c’è ed è netto», ma rivendica la forza del calcio italiano: «L’Italia resta l’Italia. Vediamo come andrà a finire, anche qui parlano i fatti. L’Italia c’è sempre e posso assicurare che a nessuno, squadre della Premier comprese, piace affrontarci».
Italiano d’Inghilterra, ma profondamente legato alle proprie radici. «I miei figli vivono a Londra, sì, mentre io e mia moglie facciamo un po’ qua e un po’ in Sardegna. Ci provo a sentirmi inglese, londinese, è una città che mi ha dato veramente tanto e la tengo sempre presente, ma la mia sardità, l’italianità, sono radicate e forti».
E alla fine, per chi farà il tifo? Ride: «Mi metterò in poltrona con le due sciarpe a godermi lo spettacolo e vinca il migliore».
L’intervista si chiude con un momento di grande intensità emotiva, dedicato a Gianluca Vialli. «Gianluca è una cosa molto significativa per me», racconta Zola, ricordando confronti, rispetto e ammirazione profonda. «Non era un uomo banale, non era un uomo comune e lo ha sempre dimostrato nei momenti belli e nelle difficoltà. Nella malattia».
Parole che vanno oltre il calcio e restituiscono il ritratto di un uomo che ha segnato un’epoca, dentro e fuori dal campo.
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