Brahim Díaz, dalla gloria al dramma: la notte più amara della Coppa d’Africa

Brahim Díaz passa dalla possibile gloria al finale più amaro della Coppa d'Africa 2026, fallendo il rigore decisivo in finale contro il Senegal e chiudendo il torneo da capocannoniere tra rimpianti e lacrime.

La Coppa d’Africa 2026 doveva essere il torneo della consacrazione di Brahim Díaz. Il talento del Real Madrid era arrivato alla finale come uno dei grandi protagonisti della competizione, trascinatore del Marocco padrone di casa e candidato naturale al premio di miglior giocatore del torneo. Tutto faceva pensare a un finale da eroe nazionale, davanti al pubblico di Rabat.

Il peso della leadership e la scelta del Marocco

A 26 anni, Brahim aveva raccolto l’eredità di Hakim Ziyech, assumendosi sulle spalle il peso creativo della squadra. Nato a Malaga e cresciuto calcisticamente in Spagna, aveva vissuto a lungo il dilemma tra due identità calcistiche, scegliendo infine di rappresentare il Paese delle sue origini familiari. Una decisione carica di significato, che rendeva questa Coppa d’Africa il suo primo grande palcoscenico internazionale.

Numeri da MVP fino alla finale

Il cammino verso l’ultimo atto era stato straordinario: 5 gol in 6 partite, giocate di classe, leadership tecnica e personalità. Brahim era il volto del Marocco e il simbolo di un torneo che sembrava cucito su misura per lui. La finale contro il Senegal appariva come l’atto conclusivo perfetto.

Una finale opaca e il momento che cambia tutto

Nel match decisivo, però, Brahim non riesce a incidere. La sua prestazione è discreta, lontana dai livelli mostrati nelle gare precedenti, ma il commissario tecnico Walid Regragui continua a dargli fiducia. Al 97° minuto, nei secondi finali dei tempi regolamentari, arriva l’episodio chiave: un rigore molto discusso conquistato dal Marocco.

È Brahim, e non Achraf Hakimi, a presentarsi dal dischetto. La scelta è audace, quasi simbolica. Il gesto lo è ancora di più: un Panenka che il portiere senegalese Édouard Mendy legge perfettamente. Rigore fallito, partita che scivola ai supplementari e Senegal che conquista il trofeo.

IIl pallone d’Oro africano tra le lacrime

Il paradosso è crudele: Brahim chiude il torneo come capocannoniere, vincendo il pallobe d’oro africano, ma lo fa con lo sguardo basso e le lacrime agli occhi. Il sogno di gloria si trasforma in una delle notti più difficili della sua carriera. Il trofeo individuale non basta ad attenuare il peso dell’errore.

Mané re del torneo, Senegal campione

A sollevare la Coppa d’Africa è il Senegal, trascinato da Sadio Mané, premiato come miglior giocatore del torneo nonostante una finale tutt’altro che spettacolare. Per il fuoriclasse senegalese è l’ennesima consacrazione internazionale, mentre per Brahim resta il rimpianto di ciò che avrebbe potuto essere.

Un futuro ancora da scrivere

Il fallimento dal dischetto non cancella il talento né il torneo straordinario disputato da Brahim Díaz. Il Marocco crede ancora in lui, soprattutto in vista dei prossimi impegni internazionali, a partire dal Mondiale in arrivo a giugno. Ma prima di tornare a brillare, Brahim dovrà affrontare la sfida più difficile: perdonare se stesso e trasformare quella notte amara in un punto di ripartenza.

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