Clima sempre più teso in casa Milwaukee Bucks, travolti martedì notte dai Minnesota Timberwolves di Anthony Edwards con un netto 106-139. La disfatta, arrivata davanti al pubblico di casa, ha fatto esplodere il malcontento dei tifosi, che non hanno risparmiato fischi e contestazioni ai propri giocatori per una stagione finora molto al di sotto delle aspettative.
Durante la gara, Giannis Antetokounmpo non è rimasto in silenzio di fronte ai cori di disapprovazione. Dopo aver subito un fallo da Julius Randle, la stella greca ha reagito indicando il pubblico con entrambi i pollici verso il basso, un gesto inequivocabile che ha fatto rapidamente il giro del mondo. Un segnale di rottura forte, raro per un giocatore simbolo della franchigia.
Nel post partita, Antetokounmpo ha spiegato senza filtri il significato della sua reazione. “Quando mi fischiano, fischio anch’io”, ha dichiarato il greco, autore di 25 punti in una gara però mai realmente in discussione. Giannis ha sottolineato di giocare per i compagni, per sé stesso e per la propria famiglia, ribadendo che il giudizio negativo dei tifosi non condizionerà il suo modo di stare in campo, pur ammettendo di non aver mai vissuto prima una situazione simile.
La pesante sconfitta contro Minnesota lascia i Bucks all’undicesimo posto della Eastern Conference con un record di 17 vittorie e 23 sconfitte, addirittura fuori dalle posizioni play-in. Un crollo inatteso per la squadra che aveva conquistato il titolo NBA nel 2021 e che ora appare lontana anni luce da quel livello.
Solo pochi giorni fa Antetokounmpo aveva ribadito la sua fedeltà a Milwaukee, ma episodi come questo alimentano inevitabilmente le voci su un possibile futuro lontano dal Wisconsin. Il rapporto tra la superstar e l’ambiente sembra incrinato, e il gesto verso i tifosi rappresenta un campanello d’allarme per una franchigia chiamata a ricucire in fretta uno strappo che rischia di diventare insanabile.
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