Per un attimo, alla Ball Arena, il tempo si è fermato. Nikola Jokic, il cuore pulsante dei Denver Nuggets e uno dei volti simbolo dell’NBA contemporanea, ha rischiato un infortunio potenzialmente devastante durante la larga vittoria contro i Miami Heat (147-123). Un episodio che ha fatto trattenere il fiato a tifosi, compagni e addetti ai lavori, prima di lasciare spazio a un cauto sospiro di sollievo.
L’azione incriminata arriva nel corso della partita, quando Jokic compie un movimento innaturale con la gamba sinistra. Il gesto è scomposto, il dolore immediato. Il serbo prova a restare in piedi, ma capisce subito che qualcosa non va. Il linguaggio del corpo è chiaro: smorfia sul volto, passo incerto, e poi l’uscita dal campo tra lo sconcerto generale.
Non è un giocatore abituato a fermarsi facilmente, Jokic. Proprio per questo, vederlo lasciare il parquet in quelle condizioni ha fatto scattare l’allarme.
Secondo le prime indicazioni provenienti dall’ambiente Nuggets, si tratterebbe di una iperestensione del ginocchio sinistro. Una diagnosi preliminare che, al netto degli esami strumentali ancora attesi, escluderebbe danni strutturali gravi. Una notizia che, se confermata, rappresenterebbe un enorme sollievo per Denver e per l’intera NBA.
La preoccupazione, però, resta. Anche perché Jokic non è solo il miglior giocatore della squadra: è il sistema, il riferimento tecnico ed emotivo, l’equilibratore di ogni possesso.
L’infortunio del tre volte MVP non è passato inosservato. A fine gara, anche lo staff tecnico ha mostrato tutta la tensione del momento. David Adelman, coach dei Nuggets, ha ammesso:
«Questa sera mi troverò a riflettere su cosa fare nel caso in cui Jokic resti fuori per un periodo lungo».
Parole che raccontano bene il peso specifico del numero 15, uscito dall’arena visibilmente scosso, ma senza l’ombra di una tragedia sportiva imminente.
Fino allo stop forzato, Jokic stava ancora una volta dettando legge. Al momento dell’uscita aveva già messo a referto 21 punti, 5 rimbalzi e 8 assist, l’ennesima dimostrazione di una completezza tecnica ormai fuori scala.
I numeri stagionali parlano da soli: 30 punti, 12,4 rimbalzi e 11 assist di media, con percentuali irreali per un giocatore del suo ruolo – 60% dal campo e 44% da tre. Dati che spiegano perché ogni piccolo spavento che lo riguarda venga vissuto come un terremoto.
Ora Denver aspetta. Gli esami diranno di più, ma le prime sensazioni lasciano spazio all’ottimismo. Jokic ha evitato il peggio e, salvo sorprese, potrebbe tornare in campo in tempi relativamente brevi.
Per i Nuggets, per i tifosi e per l’NBA tutta, sarebbe la migliore delle notizie. Perché al di là delle classifiche e dei playoff, Nikola Jokic resta uno di quei giocatori che rendono il basket qualcosa di più di una semplice partita. E vederlo lontano dal parquet, anche solo per un attimo, fa capire quanto sia diventato indispensabile.
| Sport
| Sport
| Sport
| Sport
| Sport
ONLY RADIO S.R.L. – P.IVA 05295650633