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Resoconto dei test Superbike a Jerez: Bimota si distingue con Alex Lowes, Danilo Petrucci si adatta alla BMW e Miguel Oliveira sorpreso dalle prestazioni della Superbike.
Toprak Razgatlioglu lascia il Mondiale Superbike come solo i grandi sanno fare: da vincente e da signore.
Sul circuito di Jerez de la Frontera, il turco della BMW Motorrad ha conquistato il suo terzo titolo mondiale, mettendo il sigillo su una stagione dominata dalla velocità, dal coraggio e da una maturità sportiva ormai totale.
Il weekend andaluso non è stato però una passerella. Il duello con Nicolò Bulega, acceso e a tratti teso, ha trasformato l’ultima tappa del campionato in una vera prova di carattere. E alla fine, più della coppa, a restare impressa è stata l’eleganza con cui Toprak ha gestito ogni momento, anche quelli più controversi.
Arrivato a Jerez con un margine rassicurante in classifica, Razgatlioglu sapeva di avere il titolo quasi in tasca. Ma in Superbike nulla è mai scontato. Bulega, autore di una tripletta nel weekend, ha reso l’epilogo tutt’altro che scontato, riaccendendo la lotta fino all’ultimo.
Il contatto tra i due nella Superpole Race ha rischiato di compromettere tutto: un episodio duro, nato da un tentativo di sorpasso troppo ottimista dell’italiano, che ha fatto cadere il rivale. Le polemiche sono esplose in un attimo, alimentate anche dai social, ma Razgatlioglu ha scelto la via della calma e della dignità.
Proprio per questo, la scena che ha chiuso la stagione è sembrata quasi simbolica.
Dopo la bandiera a scacchi, Bulega ha cercato Toprak per stringergli la mano. Il campione ha accettato, e poco dopo, nel parco chiuso, i due si sono abbracciati. Un gesto semplice ma potente, capace di riportare serenità in un paddock che poche ore prima sembrava spaccato.
In un’epoca in cui le rivalità spesso degenerano in ostilità, quella stretta di mano resterà come una delle immagini più belle del mondiale 2025: due avversari che si rispettano, nonostante tutto.
La festa nel box BMW è esplosa al termine della gara: Razgatlioglu, terzo al traguardo, ha portato a casa il titolo e regalato alla casa tedesca una stagione da incorniciare, con 21 vittorie e una crescita tecnica impensabile fino a due anni fa.
Eppure, dietro i sorrisi, si è percepita anche una punta di malinconia.
Con la partenza di Toprak verso la MotoGP, la squadra di Monaco perde l’uomo che ha trasformato un progetto acerbo in una moto vincente. La sua prossima sfida, con Yamaha e il team Prima Pramac, promette di essere un nuovo capitolo affascinante di una carriera costruita sempre controcorrente.
La domenica di Jerez è stata anche una giornata di addii: Alvaro Bautista ha salutato la Ducati ufficiale con un podio, mentre Jonathan Rea, sei volte campione del mondo, ha dovuto dire addio alle corse dopo un incidente che gli ha impedito di correre l’ultima gara.
In mezzo a questi commiati, il successo di Razgatlioglu assume un valore ancora più simbolico: la fine di un’era e l’inizio di un’altra, con un pilota che lascia la Superbike avendo dimostrato di saper vincere non solo con il gas, ma anche con il cuore.
“Non abbiamo mai smesso di crederci, e alla fine ce l’abbiamo fatta,” ha detto Toprak dopo la gara, circondato dal suo team. Parole semplici, ma piene di significato per chi lo ha visto crescere, cadere, rialzarsi e infine tornare sul tetto del mondo.
Tre titoli, due costruttori diversi e una costante: la sua capacità di trasformare ogni sfida in opportunità.
Toprak Razgatlioglu lascia la Superbike con il rispetto di tutti — e la sensazione che, ovunque andrà, resterà sempre un campione vero.
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